Biomasse e territorio: il caso di Ossana

A Ossana, in Val di Sole, da gennaio è entrata in funzione una nuova centrale a cippato. Un progetto che oggi porta calore in alcuni dei luoghi più vissuti del paese: dalla scuola alla biblioteca, dal teatro al bocciodromo, fino alla caserma dei Vigili del Fuoco, a un albergo e alle abitazioni private.

La storia, raccontata dalla sindaca Laura Marinelli sulle pagine de Il T – Terra Madre, nasce dall’incontro di diverse circostanze. Da una parte, la possibilità di accedere ai finanziamenti del PNRR; dall’altra, la vicinanza con Pellizzano, Comune che utilizza il teleriscaldamento da circa vent’anni e che ha potuto mettere a disposizione esperienza e competenze già maturate sul campo.

Un elemento tutt’altro che secondario. Come sottolinea Marinelli, infatti, realizzare un impianto di questo tipo non significa soltanto disporre della tecnologia necessaria: occorrono persone preparate, capacità di gestione e conoscenze che, soprattutto per una piccola amministrazione, possono fare la differenza.

Una centrale dentro la vita del paese

L’impianto conta oggi dieci sottostazioni, 18 utenze e 757 metri di rete, per una potenza complessiva allacciata di circa 1,5 MW, con la prospettiva di ampliare ulteriormente il numero delle utenze.

Ma i numeri raccontano solo una parte della storia.

La particolarità del progetto emerge guardando a ciò che c’è dall’altra parte della rete: edifici e spazi che scandiscono la quotidianità di un piccolo paese di montagna. È proprio su questo aspetto che la sindaca pone l’accento: scuola, teatro e biblioteca non sono semplicemente utenze da riscaldare, ma luoghi che contribuiscono a mantenere viva una comunità.

A rendere particolare il caso di Ossana è anche il contesto in cui nasce. Il Comune non è servito dalla rete del gas metano e il territorio ha una lunga storia legata alla produzione energetica, con l’idroelettrico presente da quasi un secolo. La biomassa ha quindi aggiunto un nuovo tassello sul fronte della produzione termica.

L'esperienza dei piccoli Comuni

Dalle parole della sindaca emerge infine un tema che va oltre la centrale stessa: quanto può essere complesso per un piccolo Comune trasformare un progetto in qualcosa di concreto.

Le dimensioni ridotte permettono di conoscere da vicino le esigenze della popolazione, ma possono diventare un limite quando bisogna affrontare investimenti, progettazione e aspetti amministrativi. Per questo l’esperienza maturata da altri territori, insieme alla collaborazione tra amministrazioni, può assumere un ruolo decisivo.

Ossana non viene presentata come una ricetta da replicare indistintamente. Al contrario, Marinelli sottolinea come ogni territorio abbia caratteristiche ed esigenze proprie.

Ed è forse proprio questo il passaggio più interessante dell’esperienza raccontata sulle pagine de Il T: una piccola comunità che parte dalle proprie condizioni, dalle proprie risorse e dall’esperienza di chi ha già percorso quella strada per trovare una soluzione adatta alla propria realtà.